LA MINDFULNESS SPERIMENTATA CON SUCCESSO SUI PAZIENTI AFFETTI DA EMICRANIA

LA MINDFULNESS SPERIMENTATA CON SUCCESSO SUI PAZIENTI AFFETTI DA EMICRANIA

15 settembre 2022

Notizia

LA MINDFULNESS SPERIMENTATA CON SUCCESSO SUI PAZIENTI AFFETTI DA EMICRANIA

Non solo farmaci per il mal di testa: la dottoressa Licia Grazzi, responsabile del Centro Cefalee del Besta, spiega che la pratica di mindfulness, associata alle tradizionali terapie farmacologiche o in sostituzione delle stesse, può dare benefici significativi dal punto di vista clinico su pazienti adulti e adolescenti affetti da emicrania cronica, algie facciali, emicrania senza aura ad alta frequenza e da cefalee di tipo tensivo.

 

 

“La prevenzione dell’emicrania sta subendo una vera rivoluzione”: lo dice la dottoressa Licia Grazzi, Neurologa, responsabile del Centro Cefalee del Besta, che, oltre a fare una panoramica sui farmaci innovativi e sempre più specifici per il mal di testa già nella fase di prevenzione degli attacchi, consiglia in molti casi anche terapie non farmacologiche, basate su approcci comportamentali, come la mindfulness.

I dati preliminari di un progetto in corso al Besta dimostrano infatti che la pratica di mindfulness, associata alle tradizionali terapie farmacologiche o in sostituzione alle stesse, può dare benefici significativi dal punto di vista clinico su pazienti adulti e adolescenti affetti da emicrania cronica, algie facciali, emicrania senz’aura ad alta frequenza e da cefalee di tipo tensivo.

Da alcuni anni ci sono farmaci nuovi e specifici per il trattamento preventivo del mal di testa e che agiscono su un neurotrasmettitore direttamente coinvolto nel processo dell'attacco emicranico – spiega la dottoressa Grazzi -. Hanno una modalità di somministrazione completamente nuova, ma sono costosi e vanno somministrati solo in determinate condizioni e secondo criteri stabiliti”.

Allo stesso tempo, la dottoressa Grazzi spiega che “esiste il problema reale dell’overuse di farmaci sintomatici, per cui il paziente rischia di incorrere in una ‘medication overuse headache’, l’emicrania da abuso di farmaci che comporta un progressivo peggioramento degli episodi, sempre più intensi e frequenti”.

Per questo, spiega la dottoressa “spesso al nostro Centro Cefalee così come in altri centri in Italia si propone ai pazienti un ciclo di terapia di disintossicazione. Il trattamento di disintossicazione viene effettuato in diverse modalità: o in ricovero, riservato solo a casi specifici con problemi anche di patologie concomitanti, o in regime ambulatoriale (ciclo dai 5 agli 8 giorni). Un’alternativa percorribile, implementata durante il periodo del lockdown dovuto alla pandemia da covid-19, è la disintossicazione a domicilio con terapia per via orale: i pazienti gestiscono la terapia per via orale a domicilio sotto la guida dello specialista e il contatto viene mantenuto con visite periodiche e controlli clinici ogni settimana anche via web; inoltre il paziente viene avviato ad un ciclo di terapia comportamentale con pratica di mindfulness effettuata con un ciclo di 8 sedute ora effettuate via web”.

Rimangono fondamentali, nel processo di disintossicazione un supporto e una educazione del paziente che preveda un aggiustamento di alcune abitudini di vita troppo spesso trascurate ma che aiutano significativamente nel processo di miglioramento clinico: praticare attività fisica, mantenere regolari abitudini alimentari e regolare gli orari del ritmo sonno-veglia, aspetti davvero importanti affinché la la strategia terapeutica possa funzionare con efficacia.

La mindufulness è una pratica di meditazione antichissima, che insegna a prestare attenzione al “qui e ora” e ad “accettare tutto quello che arriva, sensazioni, pensieri, reazioni, in maniera non giudicante e accogliente” secondo la definizione data da J Kabat Zinn, il ricercatore e clinico statunitense della Harvard Medical School vero pioniere della applicazione della mindfulness in ambito clinico.

La pratica rende i pazienti più consapevoli della loro condizione clinica e può renderli partecipi del loro processo di recupero; cambia l’atteggiamento del paziente che da “recipiente passivo” diventa “parte attiva” della strategia terapeutica e questo comporta un potenziamento della efficacia delle terapie farmacologiche impostate. I pazienti sono educati a gestire il dolore e ad usare in modo più responsabile ed adeguato i farmaci.

Abbiamo condotto in istituto diversi studi preliminari pilota, ma il più recente studio, progetto di ricerca finalizzato del ministero della Salute su circa 160 pazienti con emicrania cronica e medication overuse, ormai in via di completamento, sta dimostrando incoraggianti risultati clinici che sono in linea con i dati emersi da altri studi pubblicati nella recente letteratura - spiega l’esperta-. Il numero di attacchi al mese e il numero di farmaci sintomatici sono significativamente diminuiti al follow up a un anno, con anche un miglioramento significativo di qualità di vita. I pazienti dimostrano una più corretta gestione degli episodi di dolore e una maggior consapevolezza nell’uso di farmaci”.

La pratica di mindfulness, che fa parte degli approcci comportamentali, non sta dimostrando specifiche controindicazioni, può essere adottato per i pazienti in età adulta, ma anche nei pazienti in età adolescenziale – prosegue la dottoressa Grazzi -. Può rappresentare una efficace risorsa e stiamo adottandolo anche per il trattamento delle forme di emicrania cronica nei pazienti più giovani con risultati incoraggianti. Peraltro, data la recente situazione emergenziale da COVID-19, le sedute di pratica di mindfulness che prima erano tenute in presenza in piccoli gruppi di pazienti, sono state sostituite da un programma di sedute online, molto apprezzate dai pazienti che possono collegarsi da casa, e da pazienti lontani dalla nostra sede”.

La dottoressa Grazzi, che nel mese di maggio, in occasione della Settimana del mal di testa, aveva tenuto una interessante diretta Facebook per parlare di questi temi e rispondendo alle domande degli utenti, conclude: “Mi auguro che in futuro nel nostro Istituto e in molti altri centri questi approcci comportamentali possano diventare parte sempre più integrante delle strategie terapeutiche tradizionali non solo per il dolore emicranico, ma anche in ambito dolore cronico per il quale una tradizionale terapia farmacologica non è sempre del tutto sufficiente. “Attraverso la attività clinica del centro cefalee e del dipartimento di Neuroalgologia, con un gruppo multidisciplinare di colleghi neurologi neurochirurghi e psicologi stiamo lavorando per diffondere l’utilizzo delle metodiche comportamentali, inserendole proprio nei programmi di trattamento per il dolore cronico, in modo che sempre un maggior numero di pazienti possa trarne beneficio, cercando al tempo stesso redigere protocolli di studio rigorosi che confermino la efficacia anche a lungo termine dell’approccio, in linea con i dati emersi da studi della recente letteratura”.

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Responsabile della pubblicazione: Ufficio Stampa
Ultimo aggiornamento: 16/09/2022