28 luglio 2026
Ci sono esperienze che cambiano il modo di guardare il mondo. Per Concita De Gregorio è accaduto attraversando, per ragioni personali e familiari, i corridoi degli ospedali. Un incontro ravvicinato con la sanità italiana che l'ha convinta di una cosa: raccontarne le eccellenze è un dovere civile. «In tutte le strutture che ho frequentato – osserva – ho visto che la cura è possibile grazie alle persone che vi lavorano». Medici, infermieri e operatori che, soprattutto nei reparti dove il rapporto con il paziente è più complesso e delicato, affrontano ogni giorno il proprio lavoro con una dedizione che va ben oltre il semplice dovere professionale. «Non dimenticherò mai quell'infermiere che, nei giorni più difficili, mi chiedeva quale fosse la mia canzone preferita. Io cercavo sempre la più improbabile, quasi per metterlo alla prova, e lui immancabilmente, la conosceva. Così finivamo per cantarla insieme. In quei momenti il dolore non spariva, ma smetteva di essere l'unica cosa presente. Non era un gesto qualunque. Era cura. È per questo che credo sia fondamentale portare avanti una battaglia affinché prendersi cura di chi cura diventi una priorità e la cosa da cui tutto discende.»
La cura è uno dei pilastri invisibili su cui si regge il sistema sanitario e la coesione sociale del Paese e in una società che invecchia e in cui cresce costantemente la domanda di assistenza, i lavori svolti ogni giorno da infermieri e personale sanitario hanno sempre più bisogno di politiche in grado di valorizzarli e tutelarli. È stata questa la riflessione promossa dall’Istituto Besta in un incontro aperto al pubblico dedicato al valore del lavoro di cura che ha animato un dialogo partecipato e moderato dal giornalista di Vita Giampaolo Cerri con la scrittrice e giornalista Concita De Gregorio, Marta Marsilio, Presidente dell'Istituto Neurologico Carlo Besta, e Barbara Mangiacavalli, Presidente della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI).
«Nel nostro Istituto le persone sono al centro e lo devono essere ancora di più se lavorano ogni giorno accanto ai pazienti», sottolinea Marta Marsilio. «Perché i nostri collaboratori non sono soltanto professionisti, sono anche genitori, caregiver, persone con una vita, delle relazioni e bisogni concreti da conciliare con il lavoro». Da questa consapevolezza è nato un percorso di ascolto che ha coinvolto, insieme all'Istituto Besta, altri quattro IRCCS. Attraverso una ricerca organizzativa sono stati analizzati i bisogni dei dipendenti per individuare le priorità e costruire un modello di welfare innovativo, pensato anche per la sanità pubblica. «Il progetto è ancora in corso, ma abbiamo già avviato diverse iniziative concrete» - spiega Marsilio. «Abbiamo attivato convenzioni per la mobilità con Trenord e ATM, agevolazioni per i parcheggi e, grazie alla collaborazione con ALER e al supporto di Regione Lombardia, abbiamo realizzato un bando che mette a disposizione dei nostri dipendenti 16 appartamenti a canone calmierato». L'obiettivo, però, va oltre le singole misure di welfare. «Vogliamo contribuire a creare una maggiore consapevolezza del valore di chi lavora in ospedale. I nostri professionisti sono altamente qualificati, ma prima di tutto sono persone che ogni giorno si prendono cura degli altri. Riconoscere il loro ruolo e sostenerli significa investire nella qualità dell'assistenza che offriamo ai pazienti».
Gli infermieri e i professionisti sanitari italiani sono tra i più apprezzati e richiesti, grazie alla qualità della formazione e delle competenze acquisite durante il percorso di studi. Eppure, sempre meno giovani scelgono di intraprendere queste professioni, mentre molti di coloro che già lavorano nel Servizio sanitario decidono di trasferirsi all'estero.
«Lavorare nella sanità significa assumersi grandi responsabilità, spesso a fronte di percorsi di carriera limitati e di condizioni che rendono difficile conciliare vita privata e lavoro», osserva Barbara Mangiacavalli. «Oggi circa 30 mila infermieri italiani lavorano all'estero, attratti da maggiori opportunità di crescita professionale e da sistemi di welfare aziendale più strutturati. Inoltre, le professioni che garantiscono assistenza 24 ore su 24, come quella infermieristica, risultano sempre meno attrattive per le nuove generazioni. Per questo è fondamentale investire in servizi e strumenti di welfare che sostengano concretamente chi sceglie di dedicarsi alla cura delle persone e rendano queste professioni nuovamente attrattive».
Al termine dell'incontro è emerso un messaggio condiviso. La qualità della sanità dipende dalle persone che ogni giorno la rendono possibile. Investire nel loro benessere, offrire opportunità di crescita e costruire un welfare capace di rispondere ai bisogni di chi cura non rappresenta soltanto una scelta organizzativa, ma un investimento sulla qualità dell'assistenza e sul futuro del Servizio sanitario nazionale.