16 dicembre 2025
La malattia di Alzheimer rappresenta la forma più comune di demenza e colpisce circa 600.000 persone in Italia, compromettendo progressivamente memoria, linguaggio e autonomia. Nonostante i progressi della ricerca scientifica abbiano migliorato le capacità di diagnosi precoce, ad oggi non esiste ancora una cura risolutiva.
L’Istituto Neurologico Carlo Besta è tra i protagonisti nella lotta contro questa patologia, grazie a progetti di ricerca innovativi finanziati dal Ministero della Salute e inseriti nel quadro del PNRR.
Uno dei progetti più promettenti è guidato dalla Dott.ssa Marcella Catania, ricercatrice biotecnologa della SC Neurologia 8 – Demenze e patologie degenerative del SNC. Lo studio, finanziato con oltre 700.000 euro e realizzato in collaborazione con il Policlinico Universitario Luigi Vanvitelli di Napoli, mira a comprendere il ruolo della neuroinfiammazione e delle vescicole extracellulari nella diffusione e nello sviluppo della malattia. “Comprendere meglio il ruolo di queste ‘micro-navette’ – spiega la Dott.ssa Catania – potrebbe offrire nuove strade per identificare biomarcatori e bersagli terapeutici innovativi”.
Il progetto ha coinvolto 250 pazienti, anche con forme atipiche di Alzheimer, sottoposti a una caratterizzazione clinica, radiologica e neuropsicologica approfondita. I fluidi biologici raccolti (plasma e liquor) saranno analizzati per individuare molecole infiammatorie trasportate dalle vescicole, successivamente studiate in vitro per verificarne il ruolo nella neurodegenerazione.
Un’altra linea di ricerca, condotta dalla Dott.ssa Paola Caroppo, Neurologa e Dirigente Medico presso la SC Neurologia 8 – Demenze e patologie degenerative del SNC del Besta, si concentra sul metabolismo del colesterolo e sui suoi effetti nella progressione della malattia. Lo studio, finanziato dal Ministero della Salute nel contesto della Ricerca Finalizzata 2021 e realizzato con l’Università di Torino, analizza il ruolo dell’enzima PCSK9, coinvolto nella regolazione del colesterolo e potenzialmente implicato nella neuroinfiammazione.
“Attraverso il dosaggio dei metaboliti nei fluidi biologici, la risonanza magnetica encefalica e l’analisi post-mortem dei tessuti cerebrali, vogliamo comprendere meglio come il colesterolo influenzi la degenerazione neuronale” – spiega la Dott.ssa Caroppo. Anche questo progetto mira all’identificazione di nuovi biomarcatori diagnostici e strategie terapeutiche.
L’impegno del Besta conferma il valore della ricerca traslazionale e della collaborazione interdisciplinare nella lotta contro l’Alzheimer. Ogni passo avanti nello studio dei meccanismi alla base della malattia è un passo verso diagnosi più tempestive e cure più efficaci, per restituire qualità di vita ai pazienti e alle loro famiglie.