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Malattia di Fabry

La malattia di Fabry è una rara patologia genetica, ereditaria e multisistemica appartenente al gruppo delle malattie da accumulo lisosomiale. È causata da mutazioni nel gene GLA, localizzato sul cromosoma X, che comportano un deficit o assenza dell’enzima alfa-galattosidasi A. Tale carenza provoca l’accumulo progressivo di globotriaosilceramide (Gb3 o GL-3) e di altri glicosfingolipidi all’interno delle cellule, soprattutto a livello endoteliale, renale, cardiaco e nervoso. Questo accumulo, cronico e dannoso, determina alterazioni progressive degli organi e dei tessuti, compromettendo la funzionalità sistemica. Essendo una malattia legata al cromosoma X, colpisce prevalentemente i maschi con quadri clinici più severi, mentre nelle femmine la manifestazione è variabile a causa della lyonizzazione (inattivazione casuale di uno dei due cromosomi X). La malattia di Fabry può esordire nell’infanzia o in età adulta, con forme “classiche” più gravi e varianti tardive principalmente cardiache, renali o neurologiche. Senza diagnosi precoce e adeguata presa in carico, l’evoluzione porta a insufficienza renale cronica, cardiomiopatia ipertrofica, ictus e riduzione dell’aspettativa di vita.

I sintomi variano con età e gravità: dolore neuropatico agli arti (acroparestesie, crisi dolorose), angiocheratomi cutanei, ipoidrosi o anidrosi, intolleranza al caldo e all’esercizio. Frequenti disturbi gastrointestinali (dolori addominali, diarrea), ipoacusia e vertigini. Col tempo compaiono complicanze renali, cardiache e neurologiche (parestesie, ictus ischemici, encefalopatia vascolare).

La diagnosi si basa su test enzimatici (dosaggio alfa-galattosidasi A, ridotto o assente nei maschi), conferma molecolare con analisi genetica del gene GLA, e valutazione clinico-strumentale di organi coinvolti (reni, cuore, sistema nervoso). Nelle donne, dato che l’attività enzimatica può risultare normale, è fondamentale l’analisi genetica. Lo screening familiare permette identificazione precoce.

La gestione richiede presa in carico in centri esperti multidisciplinari. È essenziale monitorare periodicamente reni, cuore e sistema nervoso con esami mirati (proteinuria, ecocardiogramma, risonanza cerebrale). Il trattamento specifico comprende la terapia enzimatica sostitutiva (ERT) con infusione regolare di alfa-galattosidasi ricombinante, che riduce l’accumulo di glicosfingolipidi e rallenta la progressione della malattia. Nei pazienti eleggibili è disponibile anche la terapia orale con chaperoni farmacologici (migalastat), efficace nelle mutazioni “amenable”. La terapia di supporto include controllo della pressione arteriosa, uso di ACE-inibitori o sartani per protezione renale, trattamento delle aritmie, gestione del dolore neuropatico con farmaci specifici e supporto psicologico. La riabilitazione e la presa in carico globale migliorano la qualità di vita.