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Biotecnologo con laurea magistrale in Biotecnologie Mediche, conseguita con lode presso l'Università degli studi di Milano-Bicocca. Attualmente è un dottorando in Medicina Molecolare e Traslazionale (DIMET) presso la stessa università. La sua formazione si è da sempre focalizzata sull'identificazione di nuovi biomarcatori per diverse malattie neurodegenerative, in particolare le malattie da prioni umane, sia genetiche che sporadiche. Durante il suo percorso accademico e formativo ha acquisito solide competenze nell'utilizzo di tecniche ultrasensibili per il rilevamento di proteine misfolded (RT-QuIC e PMCA), oltre a tecniche di biochimica e biologia molecolare, immunoistochimica e sperimentazione animale con modelli murini di malattie da prioni. Ha inoltre maturato esperienza in un laboratorio con livello di biosicurezza 3 (BSL3), idoneo alla manipolazione di campioni biologici prelevati da pazienti e animali con malattie da prioni.
Giuseppe Bufano ha conseguito la Laurea Triennale in Biotecnologie (L-2) e successivamente la laurea magistrale in Biotecnologie Mediche (LM-9) con lode, entrambe presso l'Università degli studi di Milano-Bicocca. Attualmente è iscritto al terzo anno del corso di Dottorato in Medicina Molecolare e Traslazionale (DIMET) presso l'Università degli studi di Milano-Bicocca. Dal 2022 ad oggi, svolge attività di ricerca presso la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, dove si occupa dello studio delle malattie da prioni umane e animali, con particolare focus sull'utilizzo di tecniche ultrasensibili (PMCA e RT-QuIC) per la loro diagnosi e l'identificazione di nuovi biomarcatori.
L'attività di ricerca si concentra sui meccanismi molecolari alla base della neurodegenerazione, con particolare attenzione al misfolding delle proteine. La principale attività riguarda l'ottimizzazione di tecniche biochimiche ultrasensibili (RT-QuIC e PMCA) per il rilevamento di proteine misfolded in fluidi biologici (liquido cefalorachidiano, sangue, urine, lacrime e saliva) e tessuti periferici (mucosa olfattiva e cute) ottenuti da pazienti con malattie da prioni genetiche e sporadiche a diversi stadi di malattia, in modo da supportare la loro diagnosi precoce e monitorarne il decorso. Le stesse tecniche vengono impiegate anche per studiare il fenomeno di aggregazione dei prioni sia in vitro che in vivo (in modelli animali murini) e per analizzare campioni biologici di animali con malattie da prioni in modo da valutare un potenziale rischio di zoonosi.